
Oggi sentiamo spesso parlare diindice glicemicodegli alimenti. Ma sappiamo cosa sia?
Fino agli anni ’70 questo concetto era sconosciuto, ma in seguito allo sviluppo delle aziende alimentari e alla diffusione di prodotti sempre più raffinati, in coloro che studiavano l’alimentazione, si è fatta strada l’idea che diversi alimenti contenenti carboidrati, potessero indurre diverse risposte glicemiche post-ingestione, a parità di quantità di carboidrati consumati1,2. Si è cominciato a capire che diversi alimenti avevano un impatto altrettanto diverso sulla glicemia di chi li ingeriva: il valore glicemico infatti aveva picchi molto diversi dopo l’assunzione di pane bianco, di pane integrale, di riso o di mais.
Che cosa succedeva? Perché la glicemia aveva picchi differenti?
La velocità di digestione e di assorbimento dei carboidrati per un singolo alimento differiva da altri alimenti che avevano comunque un contenuto in carboidrati: nel 1981 è stato introdotto il concetto di indice glicemico (IG)3.
L’IG è un valore che descrive l’aumento della glicemia osservato in seguito all’assunzione di alimenti contenenti carboidrati, in rapporto all’innalzamento glicemico provocato dall’ingestione di glucosio.
Perché è importante?
Permette di classificare gli alimenti in base alla loro capacità di innalzare la glicemia: un alimento ad alto indice glicemico produce un “picco glicemico” più alto e una risposta glicemica complessiva maggiore rispetto a quelli con un IG basso, che rilasciano glucosio nel sangue a una velocità inferiore4,5.
La risposta glicemica a un alimento, è determinata dalla velocità di digestione e assorbimento del carboidrato: se maggiore è la velocità di assorbimento, maggiore sarà il picco glicemico e maggiore sarà la risposta glicemica dell’organismo (con conseguente maggiore produzione di insulina).
Ma…il carico glicemico?
Non è solo l’indice glicemico (IG) dei carboidrati nella dieta a influenzare le risposte glicemiche e insuliniche, ma anche la quantità di carboidrati consumati.
Entrambe queste variabili sono rappresentate dal carico glicemico (CG). Una dieta a basso CG può essere ottenuta riducendo l’assunzione di carboidrati o riducendo l’IG dei carboidrati consumati4.
Come viene calcolato?
Il CG viene calcolato moltiplicando la quantità di carboidrati presenti in un alimento per il suo IG e la quantità consumata, sommando i valori ottenuti per tutti gli alimenti
(CG = S (quantità di cibo consumato · contenuto di carboidrati dell’alimento · IG)4.
Perché è utile avere la conoscenza di questi dati?
Il consumo elevato di carboidrati e di alimenti ad alto indice glicemico è correlato con lo sviluppo diacne, di insulino-resistenza e di diabete ma può essere causa anche di un incremento dei trigliceridi nel sangue con conseguente aumento del rischio cardiovascolare e del peso corporeo.
L’obesità rappresenta un grave problema di salute pubblica in tutti i paesi industrializzati, così come in quelli in via di sviluppo. La prevalenza è estremamente elevata negli adulti (in alcuni paesi, il 50% degli adulti è in sovrappeso). Nei bambini, la prevalenza dell’obesità, e in particolare dell’obesità grave, è in rapido aumento.
Prestare attenzione all’alimentazionenon trascurando l’attività fisica, è sicuramente un atto di prevenzione per tutti i rischi connessi con la salute.
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Bibliografia
Non1. Jenkins DJ, Leeds AE,GassullMA, C. Decrease in postprandial insulin and glucose concentrations by guar and pectin.Ann. Intern. Med.82, 20–23 (1977).
- Spaethe R, Brinck UC, Sabin J, W. K. & O. H. Exchange of carbohydrates, following the principle of biological equivalents, in the diabetic diet.Journe´es Annu. Diabe´tologie l’Ho ˆtel-Dieu13, 253–259 (1972).
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- Willett W, M. J. & L. S. Glycemic index, glycemic load, and risk of type 2 diabetes.Am. J. Clin. Nutr.76, 274S–280S (2002).
- Atkinson, F. S., Brand-miller, J. C., Foster-powell, K., Buyken, A. E. & Goletzke, J. International tables of glycemic index and glycemic load values 2021 : a systematic review.Am. J. Clin. Nutr.114, 1625–1632 (2021).
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