
Il lattosio è un carboidrato, più precisamente è un polimero detto “disaccaride” perché formato dall’unione di due zuccheri : glucosio e galattosio.
È prodotto dalle ghiandole mammarie dei mammiferi (incluso l’uomo) ed è il principale ed unico carboidrato digeribile presente nel latte materno e nel latte di altri mammiferi (mucca, pecora e capra). I suoi livelli variano a seconda della specie.
Nel latte materno umano, il lattosio rappresenta il 90% dei carboidrati, con circa 7 g/100 ml, ovvero il 40% dell’apporto calorico.
Come viene prodotto?
Le cellule della ghiandola mammaria sintetizzano il lattosio a partire dal glucosio proveniente dal flusso sanguigno e rilasciato nel lume alveolare insieme alle proteine.
La sintesi del lattosio coinvolge l’azione dell’enzima lattosio-sintasi.
Questo enzima è inducibile, cioè si attiva solo in presenza di uno “stimolatore”, in questo caso rappresentato dall’ormone prolattina: più prolattina viene prodotta e maggiore sarà la sintesi del lattosio.
La prolattina aumenta moltissimo ingravidanzae la sua produzione è ulteriormente stimolata dalla suzione del neonato al seno. Infatti più il neonato impara ad attaccarsi al seno e a succhiare latte, più la produzione di lattosio aumenta. La produzione di lattosio è indipendente dal suo consumo all’interno della dieta materna.
Come mai prolattina e lattosio sono così fortemente connessi?
Il lattosio è un componente fondamentale del latte dei mammiferi in quanto il suo contenuto è determinante per la pressione osmotica del latte materno che deve essere in equilibrio con quella del sangue. Si rivela quindi fondamentale per l’allattamento del neonato.
Tolleranza al lattosio, cosa la influenza?
I fattori che determinano la tolleranza al lattosio sono molteplici: la capacità digestiva, i livelli di lattasi, la velocità con cui il lattosio entra nel lume intestinale, l’integrità della struttura dei villi intestinali, il microbiota dell’ospite e la funzionalità del colon.
Il lattosio che non viene idrolizzato o assorbito nell’intestino tenue raggiunge il colon e viene fermentato dai batteri che vi risiedono. Questi possono essere batteri benefici che producono metaboliti utili per l’ospite oppure, batteri che producono gas, come idrogeno, anidride carbonica e metano (H2, CO2 e CH4), e metaboliti dannosi.
Intolleranza al lattosio
Gli individui “intolleranti” sono coloro che presentano sintomi causati da una cattiva digestione e da un malassorbimento del lattosio. La condizione clinica può svilupparsi tra 30 minuti e 2 ore dopo l’assunzione. E’ caratterizzata da diarrea causata dalla presenza di lattosio nel lume intestinale, che genera pressione osmotica e richiama acqua nel lume intestinale, con feci molli e liquide e transito intestinale accelerato. La fermentazione provoca gas, che a loro volta causano distensione e dolore addominale, crampi e/o pienezza postprandiale, eruttazione, nausea e feci acide accompagnate da eritema perianale.
La carenza secondaria di lattasi è causata da danni all’epitelio intestinale, che possono verificarsi nei bambini con gastroenterite da rotavirus, malattie parassitarie, patologie intestinali o malnutrizione.
Nei casi di patologie passeggere l’assenza di attività lattasica è transitoria e reversibile, ovvero migliora una volta risolto il danno intestinale sottostante.
La lattasi nel neonato
L’attività della lattasi nell’intestino fetale a 8 settimane di gestazione aumenta significativamente tra la 24a e la 40a settimana.
Dopo la prima poppata con latte materno, l’attività della lattasi aumenta rapidamente per promuovere la digestione del lattosio. Nei primi giorni di vita raggiunge oltre il 98% di efficienza. I neonati pretermine che ricevevano alimentazione enterale precoce mostrano una maggiore attività enzimatica (100%) rispetto a quelli in cui l’alimentazione viene ritardata.
Lattasi e genetica
Il contenuto di lattasi e la persistenza dell’attività della lattasi per tutta la vita nell’intestino tenue dei mammiferi sono regolati geneticamente, ma meccanismi epigenetici che non sono stati ancora completamente chiariti possono modificare l’espressione fenotipica. Si osserva frequentemente che l’attività della lattasi si riduce progressivamente a partire dall’anno di età, parallelamente alla minore necessità di latticini come fonte energetica nella dieta dei bambini. A partire da questa età, un gruppo della popolazione manterrà l’attività della lattasi, mentre un altro gruppo la perderà completamente.
La persistenza dell’attività della lattasi è un tratto genetico forte e positivo selezionato nel corso dell’evoluzione. Attualmente, circa il 35% della popolazione adulta presenta persistenza dell’attività della lattasi.
Affidati ad una professionista!






