Alzheimer, prevenire si può?

Il morbo di Alzheimer è una malattia degenerativa del cervello incurabile e progressiva. Si manifesta più frequentemente nelle persone di età superiore ai 65 anni, ma può manifestarsi anche in età giovanile. Esso è la principale causa di demenza nel mondo e si stima che nel 2060 soffriranno di questa patologia oltre 14 milioni di persone.

Si distinguono due forme di questa malattia:

  1. il morbo di Alzheimer a esordio precoce (EOAD), che include la forma familiare di morbo di Alzheimer familiare (FAD) con base genetica,
  2. e il morbo di Alzheimer a esordio tardivo (LOAD), la cui eziologia non è ancora del tutto chiara.

Esordio e cause del morbo di Alzheimer

L’esordio del morbo di Alzheimer è spesso asintomatico. Si stima che primi cambiamenti nel cervello avvengano 20 anni prima della manifestazione della malattia.

Le cause di questa patologia non sono ben note, sicuramente nella forma familiare del morbo di Alzheimer, la genetica gioca un ruolo significativo.

Ma ci sono altri fattori che sembrano giocare un ruolo fondamentale:

  • il sesso (le donne si ammalano più frequentemente di questa patologia),
  • l’età avanzata,
  • pregressi traumi cerebrali, ovvero commozione cerebrale, amnesia post-traumatica,
  • diabete,
  • obesità e ipertensione in età adulta,
  • e a una storia familiare positiva per il morbo di Alzheimer.

 

Prevenire l’Alzheimer si può?

Gli studi dicono di sì e indicano come principi fondamentali la pratica dell’attività fisica, il riposo di almeno 7 ore a notte, una dieta sana, l’astinenza dal fumo e la limitazione del consumo di alcol. Tutte queste buone abitudini riducono la possibilità di sviluppare patologia cardiovascolari che a loro volta, secondo alcuni studi degli ultimi anni, favoriscono l’insorgenza della malattia di Alzheimer.

Un altro fattore molto importate da considerare è la glicemia. Recenti studi indicano che ad un elevata glicemia corrisponde una più alta probabilità di sviluppare Alzheimer, rischio che aumenta notevolmente con l’instaurarsi del diabete.

Micronutrienti e prevenzione

  1. La mancanza di antiossidanti nella dieta, comela vitamina Ce la vitamina E come pure la mancanza di vitamine del gruppo B, può giocare un ruolo rilevante nello sviluppo dell’Alzheimer.Sia gli antiossidanti che i folati e le vitamine del gruppo B sono fondamentali per evitare l’instaurarsi di stress ossidativo nell’organismo con conseguente danno cellulare.
  2. Anche unadieta ricca di acidi grassi saturi può essere correlata al rischio di sviluppo dell’Alzheimer.Un maggiore apporto di grassi e SFA (acidi grassi saturi) è correlato infatti allo sviluppo di iper-insulinemia e di ipercolesterolemia, entrambe associate ad un rischio maggiore di sviluppare il morbo di Alzheimer: uno studio di Cutler del 2004 ha mostrato una correlazione positiva tra i livelli di colesterolo nel cervello e la gravità della demenza nei pazienti con malattia di Alzheime
  3. Un effetto benefico sulla regolazione dell’infiammazione è invece svolto dagli acidi grassi polinsaturi, i cosiddetti PUFA: ad un maggior consumo di PUFA corrisponde un minor rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer. Pare infatti che queste molecole abbiano comprovate proprietà neuroprotettive, in quanto aumentano la neuroplasticità delle membrane nervose, promuovono la sinaptogenesi e modulano le vie di trasduzione del segnale nelle cellule neuronali
  4. Studi recenti suggeriscono chei composti polifenolici possono ritardare o prevenire il declino cognitivo legato all’età. Le fonti di questi composti sono alimenti di origine vegetale, tra cui uva, mirtilli, olio d’oliva, noci,cacao, tè verde e uva soprattutto nera.
  5. Composti meno conosciuti sono invece lemetilxantinepresenti nella dieta quotidiana in prodotti comuni comecaffè, tè, bevande energetiche ecioccolato: questi composti sono noti per le loro proprietà antinfiammatorie e antiossidanti e per gli effetti neuroprotettivi. Sono in corso alcuni studi per valutare il meccanismo di azione dellacaffeinache pare prevenire il deterioramento della memoria ma sono ancora da stabilire quali siano le dosi di caffeina richieste per non incorrere in effetti collaterali.

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Dott.ssa Chiara Rigon

 

 

 

 

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